Terzo Settore e progettazione: Quando è possibile dire che un progetto è un buon progetto?

2018-01-18T10:42:19+01:00 18 gennaio 2018|Categories: Articoli, Risorse|0 Commenti

Quando è possibile dire che il progetto è un buon progetto? Ovvero (espresso dall’altro punto di vista): quando un progetto è valutato positivamente?

Quante volte ci siamo trovati ad elaborare un progetto per rispondere ad un bando nell’ambito dei più svariati e specifici contesti del Terzo Settore? Quante volte, a seguito della consegna del progetto ci siamo chiesti: il progetto consegnato sarà un buon progetto?

Molto spesso i bandi di erogazione di contributi enunciano i criteri di valutazione che saranno applicati. Questi possono variare di caso in caso, per prendere in considerazione peculiarità proprie del settore specifico, del tipo di proponente o delle caratteristiche dei progetti attesi. In ogni caso, seppur abbiamo condotto un’attenta analisi dei criteri di valutazione contenuti nel bando e verificato la rispondenza del nostro progetto a tutti criteri specifici di valutazione (operazione comunque imprescindibile), questi ultimi, da soli, non bastano per affermare che il nostro progetto è un buon progetto.

Sfatiamo subito falsi miti e possibili illusioni. Due sono i criteri che, con massima evidenza, ci possono dire se il nostro progetto è un buon progetto:

  1. se viene finanziato: cioè se viene valutato positivamente dalla commissione valutatrice e quindi sostenuto dal contributo economico stabilito nel budget che il bando ha messo a disposizione;
  2. se, essendo stato finanziato il progetto, sia durante che soprattutto al termine della fase di gestione, ottiene una buona valutazione, rispondendo quindi positivamente agli indicatori di processo e di risultato che abbiamo previsto in sede di progettazione.

Questi due criteri, seppur affidabili, hanno però un punto debole: ci permettono di avere cognizione della bontà del progetto solo “dopo”! (Dopo che abbiamo consegnato l’elaborato progettuale per la partecipazione al bando e dopo che abbiamo concluso la fase di gestione del progetto).

Il modo migliore per sapere se abbiamo elaborato un buon progetto è “fare un buon progetto”, seguire cioè le regole fondamentali della progettazione e affinare le nostre competenze con l’esperienza, nel tempo.

Se vogliamo invece avere “prima” un’idea anche se approssimativa sulla bontà del nostro progetto, possiamo prendere spunto dai criteri del “Quality frame” elaborato dalla Commissione Europea. Esso è un quadro della qualità basato su tre attributi chiave: la rilevanza, la fattibilità, l’efficacia e la buona gestione.

La rilevanza indica in che misura un progetto risponde a bisogni reali, dimostrati e di assoluta priorità. Si vuole evitare così di finanziare iniziative che affrontino problemi inesistenti o marginali, per concentrare gli sforzi sulle urgenze del territorio. Corrisponde perciò alle analisi condotte durante la fase di ideazione.

La fattibilità si ha quando un progetto è stato ben pianificato e porterà benefici durevoli ai destinatari. Corrisponde alle analisi condotte durante la fase di pianificazione.

L’efficacia e la corretta gestione sono criteri per valutare in che misura è lecito attendersi i benefici previsti dal progetto e una corretta gestione del progetto durante la fase di realizzazione.

Quindi, a seguito dell’elaborazione di un progetto per la partecipazione ad un bando di finanziamento, potrebbe essere utile chiederci: il mio progetto è centrato su di una problematica rilevante? È realmente fattibile? È efficace e prevede quindi una corretta gestione delle diverse attività?

Più nello specifico possiamo passare il nostro progetto al vaglio dei seguenti quesiti, utili analogamente durante la fase di gestione del progetto:

Rilevanza:

  • Il progetto è coerente e sostiene le politiche dell’ente finanziatore?
  • Il progetto è coerente e sostiene le politiche dei principali enti attivi nel settore?
  • Stakeholder e destinatari del progetto sono stati chiaramente identificati?
  • I problemi sono stati analizzati appropriatamente?
  • Il progetto fa tesoro di esperienze precedenti e di progetti/programmi ancora in corso o pianificati?

Fattibilità:

  • Gli obiettivi, i risultati e il piano delle attività sono chiari e logici e rispondono a bisogni chiaramente identificati?
  • Le risorse e i costi sono chiari, il progetto è finanziariamente sostenibile?
  • Il coordinamento, la gestione e le disposizioni finanziarie sono chiare?
  • I sistemi di monitoraggio, valutazione e audit sono chiari e realistici?
  • I rischi e le precondizioni necessarie sono chiaramente identificate ed è previsto un appropriato piano di gestione dei rischi?
  • Il progetto è ecologicamente, tecnicamente e socialmente corretto e sostenibile?

Efficacia e corretta gestione (ovviamente questi criteri valgono nella fase di gestione del progetto):

  • Il progetto rimane rilevante e fattibile?
  • Il progetto sta raggiungendo i propri obiettivi?
  • Il progetto è ben gestito da coloro che sono responsabili della sua realizzazione?
  • Il progetto sta assicurando la propria sostenibilità?
  • Vengono utilizzati i principi di project management più idonei?

Questi criteri non ci dicono con assoluta certezza che il nostro progetto è un buon progetto, ma possono essere uno spunto per iniziare a porci delle domande sulla bontà del nostro progetto: se ne teniamo conto e se valutiamo anzitempo il nostro elaborato progettuale utilizzando questi criteri, possiamo farci un’idea seppur approssimativa della sua qualità, correndo per tempo ai ripari laddove ci accorgiamo della carenza del nostro elaborato su uno o più dei criteri del quality frame.

In ogni caso, niente ci può dare l’assoluta certezza, in via anticipata, della bontà di un progetto: per cui, dopo che abbiamo consegnato un elaborato progettuale in risposta ad un bando di finanziamento, possiamo sempre goderci l’attesa e riempirla di desiderio.

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